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giovedì 14 maggio 2009

Biroli, "l'esploratore" ovvero "Aspettando Godot"

Riportiamo la notizia apparsa giovedi 14 maggio nell'edizione di Trapani de "La Sicilia" secondo cui l'Ammiraglio Federico Biroli è stato incaricato dal Ministro Matteoli per verificare se esistono le condizioni per il ripristino dell'Autorità Portuale o istituire una Autorità Portuale di sistema che coinvolga altri porti oltre quello di Trapani. Ragion per cui è stato definito "esploratore".
L'articolo lascia, inoltre, trapelare il fatto che l'incarico vero sia più quello di consulente del ministro per risolvere una faccenda delicata che si è complicata strada facendo.
Il 31 marzo scorso, infatti, l'Autorità Portuale è stata sciolta per ordine ministeriale con un decreto che avrebbe dovuto accompagnare la sua liquidazione. Ma come dice un noto adagio "un mese è una strana cosa"e in un mese molto può succedere, per cui all'automatismo del decreto sono scattate, sempre secondo l'articolo, le pressioni politiche sul ministro Matteoli che ha dovuto effettuare un "confronto" con la burocrazia per seguire un percorso che non ha precedenti. Da qui l'incarico esplorativo all'ex comandante della Capitaneria di Porto. Sembra anche che Biroli lavorerà sul solco lasciato dal commissario liquidatore ammiraglio Lavaggi, occorrerà, quindi, verificare su quali risorse economiche l'Autorità Portuale attraverso diritti e concessioni potrà contare.
La linea del governo è che l'ente deve avere la forza di reggersi sulle proprie gambe. Il decreto - secondo il sen D'Alì che ha caldeggiato questa nomina - cita infatti di "verificare la sussistenza delle condizioni di ordine economico, sociale e politico per l'eventuale ricostruzione della Autorità portuale di Trapani, anche sotto forma di Autorità portuale di sistema".
Se Biroli riscontrerà queste condizioni, "il Governo - spiega il sen.D'Alì - procederà alla revisione del decreto di scioglimento del 5 ottobre 2007. Speriamo che la nomina rappresenti il primo passo per recuperare il guasto portato dal precedente governo. Il mandato "esplorativo" - prosegue D'Alì - non è limitato ad una verifica poichè il decreto specifica che nell'espletamento dell'incarico, l'ammiraglio Federico Biroli, riferirà al ministro e formulerà ipotesi propositive sui vari aspetti oggetto dell'incarico".
Al piede dell'articolo la consueta soddisfazione dei politici di turno, per l'occasione Marrocco, Poma e Maurici, che felici e contenti decantano chi le lodi per la trovata sull'Autorità Portuale di Sistema, chi le lodi del senatore per l'insperata riapertura del caso e per lo sviluppo sociale ed economico del territorio e chi le lodi dell'ammiraglio per la competenza e la determinazione mostrata dal 26 maggio del 1996 all'11 settembre del 1997 quando fu comandante della Capitaneria di porto.

Detta così, sembrerebbe una di quelle buone notizie finalmente liberatorie che rassicurano su un ipotetico scenario di un futuro sviluppo economico che può avere risvolti positivi anche sul piano sociale e politico in tutto il territorio interessato.

Per noi Indipendentisti Trapanesi du Frunti Naziunali Sicilianu - Sicilia Indipinnenti (Fronte Nazionale Siciliano - Sicilia Indipendente) questa è una di quelle storie che evocano il più sottile surrealismo di Samuel Beckett (Premio Nobel 1969) noto narratore, saggista ma soprattutto commediografo irlandese in lingua francese, uno degli autori più noti e discussi del teatro d'avanguardia con Jonesco e Adamov; i suoi drammi - quasi tutti atti unici - sono improntati ad un totale amarissimo pessimismo. Una delle sue opere più conosciute "Aspettando Godot" venne scritta negli anni Quaranta e pubblicata nell'epoca post-bellica. Il teatro dell'assurdo è conosciuto per i dialoghi privi di significato, ripetitivi e capaci di suscitare ilarità nel pubblico a dispetto del dramma vissuto sulla scena dagli interpreti. Aspettando Godot è una tragi-commedia dominata dall'incomunicabilità e dalla crisi di identità degli uomini che vivono una vita nella totale assenza di scopo e di significato. La genialità dell'autore dipende dalla trovata dell'assenza del protagonista intorno a cui tutto ruota in funzione dell'attesa.

Due vagabondi Estragone e Vladimiro, sotto un albero, lungo una via di campagna, attendono un tale Godot di cui non è chiara l'identità e sono vaghi anche l'ora e il luogo dell'appuntamento. Nonostante tutto i due confidano sulla speranza che una volta arrivato Godot, li ospiterà nella sua casa, darà loro da mangiare e li farà riposare in un comodo giaciglio. Nel frattempo passa il proprietario terriero Pozzo con il suo servitore Lucky al guinzaglio e qui si sofferma a scambiare due chiacchiere con loro. Estragone e Vladimiro sono combattuti tra la curiosità per l'atteggiamento del padrone Pozzo e la perplessità per la condizione miserevole del servo Lucky. Dopo un litigio provocato dal monologo del servo, Pozzo e Lucky riprendono il cammino. Al calar della sera Godot non è ancora arrivato. E' però giunto il suo messaggero, con le scuse, dicendo che in serata godot non potrà arrivare, ma lo farà sicuramente il giorno successivo. I due piombano nello sconforto meditando persino il suicidio, pensano poi di andar via, ma decidono di restare.
Fine del primo atto.
Il secondo si svolge nello steso identico modo. Due tizi aspettano un tale che non arriva.
Sull'identità di Godot e sulle sue numerose interpretazioni non intendiamo soffermarci anzi preferiamo, almeno su questo, lasciare lavorare la vostra immaginazione. Del resto, anche Beckett non ha mai fornito sufficienti delucidazioni su questo dilemma, piuttosto diceva sempre: "se avessi saputo chi è Godot lo avrei scritto nel copione". Certo è che l'attesa di Estragone e Vladimiro è l'attesa per antonomasia, l'attesa inappagata e inappagabile, qualcosa che viene alimentato da ciò che non succederà.
La genialità di quest'opera, pur nella sua rarefazione intellettuale, prende forza da quegli elementi che potrebbero sembrare i punti di debolezza: dall'inconcludenza dei suoi dialoghi, dai suoi silenzi, dai suoi momenti di pausa, dalla prevedibilità dell'azione teatrale, dalla sobrietà del linguaggio che de-costruisce e costruisce per sottrazione senza mai banalizzarlo. Anzi si può affidare a questa sublimazione linguistica l'annichilimento della comunicazione di pensiero, la difficoltà di abbattere le barriere costruite da una comunicazione sempre più complessa, l'assurdo paradigma del non senso.
Ora, quando cose di questo genere succedono in una tragi-commedia di Samuel Beckett diventano opera d'arte, elaborazione culturale, occasione di studio per speculazioni filosofiche o intellettuali.
Quando succedono nella realtà assumono la connotazione del ridicolo teatrino settecentesco i cui patetici interpreti sono gli eunuchi giulivi della politica, dell'impotenza intellettuale, dell'ignoranza incrementale elevata all'incapacità di una visione complessiva delle problematiche generali per la totale assenza di un idea precisa dei contesti territoriali siciliani, su cui si continua a vagheggiare secondo logiche disarticolate, nella migliore delle ipotesi, quando non sussistono veri e propri interessi personali.
Ecco questi sono quei casi in cui ci tocca subire il deprimente spettacolo delle auspicate cariche ispettive, camuffate da visite esplorative pseudo imposte per studiare problemi, valutare condizioni, formulare ipotesi... e così via.
Dopo tutto attori e spettatori possono pur sempre applaudire e battere le mani..., applaudire e battere le mani..., applaudire e battere le mani..., semplicemente "aspettando Godot!"

venerdì 1 maggio 2009

"Lo sbarco fu a Marsala, che c'entra Trapani?"

E' il titolo di un articolo pubblicato giovedi 30 aprile nell'edizione di Trapani de "La Sicilia" riguardo alla polemica sulle celebrazioni per il "150° anniversario dello sbarco dei Mille" da celebrare nel maggio 2010.
Nell'interrogazione al Presidente Turano fatta dai consiglieri provinciali Edoardo ALESSI e Ignazio PASSALACQUA con lectio facilior spiegano che "è storicamente provato che la spedizione dei Mille partì da Quarto con meta Marsala, luogo dell'effettivo sbarco" e come la "spedizione di Garibaldi" rappresenti "una delle pagine più importanti del Risorgimento Italiano e della Storia del nostro Paese perchè emblema e punto di partenza dell'Unità d'Italia".
Dopo questo lemma, viene sottolineato il fatto che la Provincia ha stipulato un accordo contrattuale con la società inglese "Tall Schips International Limited" per ospitare una manifestazione velica denominata "The Garibaldi Tall Schips Regata 2010". L'evento consisterà in una competizione velica, che avrà luogo tra Genova e Trapani.
Viene inoltre puntualizzato che per tale evento l'amministrazione provinciale "ha stanziato in bilancio la cospicua somma di 400.000 euro".
I due "improvvidi professori di storia" si spingono perfino sul difficile terreno del revisionismo storico, paventando "una riscrittura fantasiosa della Storia Risorgimentale e un affronto alla città di Marsala che nel 1860 accolse l'eroe dei Due Mondi, il quale, da lì cominciò la spedizione che si concluse con l'Unità d'Italia".
Conclusa la svenevole lezioncina, Alagna e Passalacqua chiedono "quanto il Presidente della Provincia intende relazionare sulla presunta manifestazione velica del 2010, quali iniziative intende intraprendere per la realizzazione di tale evento e quali sono le ulteriori iniziative che si intende intraprendere per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia".
L'articolo si chiude con le rassicurazioni in aula del Presidente Turano, in cui spiega che Trapani ha un porto idoneo all'attracco di importanti velieri e che Marsala sarà assoluta protagonista di tutte le manifestazioni.

Noi Indipendentisti Trapanesi du "Frunti Naziunali Sicilianu - Sicilia
Indipinnenti" (Fronte Nazionale Siciliano - Sicilia Indipendente) non intendiamo soffermarci, in questa sede, sui fatti storici realmente accaduti ma invitiamo, con l'umiltà e l'onestà intellettuale che possiamo, tutti i membri del Consiglio Provinciale compreso il Presidente ad approfondire questo delicatissimo capitolo della nostra storia che ha visto i siciliani "protagonisti in salita" di un dificile percorso di oppressione lungo 150 anni che storici e studiosi anche internazionali, accreditati presso le più prestigiose Universita' del Mondo, scrivono e riconoscono in interessanti e recenti pubblicazioni.
Con questo nulla intendiamo togliere alle gloriose e prestigiose città di Marsala e Trapani, che hanno versato il loro contributo alla "Causa Siciliana" e meritano certo le più eccellenti luci della ribalta internazionale ma, di sicuro, non auspichiamo che debbano essere declassate con manifestazioni di quart'ordine che per di più nulla hanno a che vedere con la veridicità dei fatti storici, per cui del tutto inopportune anche sul piano simbolico.
Attenzione, quindi, alle mistificazioni storiche tanto tossiche quanto i festeggiamenti per la celebrazione di "finte rivoluzioni fatte da finti eroi".
La verità storica è imprescindibile dall'evoluzione sociale e di pensiero di un popolo che vuole essere libero perchè nato libero.
Riteniamo che in leziosi e stucchevoli minuetti di questo tipo e nel cinico buonismo o anche nella buona fede di una certa politica "low cost", si annida spesso il tarlo di una perversa sub-cultura priva di memoria storica e di progettualità politica dagli effetti devastanti non solo per noi siciliani di oggi ma soprattutto per le generazioni future a cui si rischia di trasmettere il "virus geneticamente modificabile" di una schiavitù culturale e intellettuale che potrebbe irretirle per chissà quanti anni a venire.
Per questo è un preciso dovere di noi tutti, a prescindere dal ruolo sociale che ci compete o interpretiamo, restituire la verità storica al Popolo Siciliano che deve attrezzarsi per costruire un consapevole percorso di libertà e indipendenza, finalmente libero dall'ingannevole retorica risorgimentale, tirata a lucido, in occasione delle grandi ricorrenze e degli anniversari.
Esprimiamo infine il nostro biasimo per il collaborazionismo strisciante della classe politica, da qualunque parte provenga, che tradendo la verità dei fatti storici tradisce il prprio popolo, la propria storia, la propria dignità.

In occasione della festività del 1° Maggio auguri sinceri a tutte le lavoratrici e i lavoratori con l'auspicio di un futuro prospero e pieno di ogni bene.

domenica 19 aprile 2009

Perche’ gli Indipendentisti du Frunti Nazziunali Sicilianu– “Sicilia Indipinnenti” non partecipano alla manifestazione...





...contro il G8 che si svolgera’ nella nobile citta’ siciliana di Siracusa



Noi Indipendentisti du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti “, progressisti, non intendiamo aderire alla manifestazone promossa dal COORDINAMENTO REGIONALE SICILIANO “CONTRO G8” in base ad una valutazione politica d’ordine generale da cui non dobbiamo né vogliamo prescindere.Se , infatti, non riusciamo ad essere d’accordo con la logica degli organizzatori del G8 sinceramente non ci sentiamo neppure di concordare pienamente con la piattaforma del coordinamento”contro G8”.Nel documento del Coordinamento Regionale Siciliano “Contro G8” rileviamo che non c’è alcun riferimento, collegamento o anche solo richiamo al fatto che il G8 che si svolge in Sicilia ha luogo in una nazione senza stato.Ora tacere o “dimenticare” ciò a nostro avviso significa, in buona sostanza, dare una percezione alterata di quella che realmente è la situazione sociale, politica ed economica che si vive in Sicilia.A questo punto ci domandiamo perché gli animatori, i “No global” del Coordinamento Regionale Siciliano “Contro G8”evitino accuratamente nel loro documento –piattaforma di parlare della dimensione nazionale siciliana.E’ ovvio, a nostro avviso, che tutto ciò non è né dettato da ingenuità né è tanto meno casuale .Alla luce di ciò pur avendo Noi alcuni punti di contatto con la loro analisi , come forza indipendentista, non possiamo sottoscrivere il loro punto di vista.Se lo facessimo perderemmo concretamente, la nostra funzione politica.Se infatti Noi indipendentisti militanti du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti “accettassimo ciò avalleremmo di fatto la stessa negazione e quindi disarticolazione della questione nazionale siciliana .Noi non possiamo accettare che la contestazione al G8 che si svolge nella città siciliana di Siracusa, parte della Nazione Siciliana, sia posta e praticata sulla base di una piattaforma preconfezionata fuori dalla Sicilia che sorvola ed evita di affrontare l’elemento d’analisi fondamentale e ciò i motivi storici, economici e politici che specificano il perché l’Arcipelago Siciliano, sia trattato oggi come una colonia.Non comprendiamo come si possa, infatti, parlare di colonialismo come fanno quelli del Coordinamento Regionale Siciliano senza citare la evidente nostra dimensione nazionale. Temiamo ciò dipenda proprio, o anche, dal fatto che i soggetti, politici e sociali, che animano lo stesso Coordinamento Regionale Siciliano siano, apertamente, ideologicamente schierati contro il Sicilianismo e di fatto contro ogni tipo di Sicilianità, cioè contro ogni forma di Autodeterminazione, politica e sociale, che non sia da loro, dai loro maîtres á penser, eterodiretta.E’ ovvio , evidente che Noi non possiamo accettare un simile, umiliante punto di vista. Non cambieremo il nostro atteggiamento neppure nel caso in cui qualche gruppo sicilianista dovesse aderire a questa piattaforma. Ognuno si prenderà le proprie responsabilità politiche e morali. Per l’F.N.S. questa piattaforma resta fortemente asiciliana e antisiciliana.Anche Noi du F.N.S. come quelli del Coordinamento Regionale Siciliano siamo fortemente contrari all’intempestiva decisione del G8 sull’ambiente di riunirsi in Sicilia. In Sicilia, nel comprensorio siciliano aretuseo dove,però, ricordiamo anche ai “no global”che sono stati proprio Governi Italiani di tutti i tipi , forze politiche, di destra, di sinistra e di centro, con mentalità centralista hanno fatto un feroce, sistematico, visibile scempio di ambiente, di salute ,di legalità democratica. Strumentalizzando i bisogni e le speranze del Popolo Siciliano.E nessuno, ma proprio nessuno, ha in merito nulla da insegnarci dato che Noi du F.N.S., soli, nel silenzio di tutti ,denunciammo pubblicamente già nel 1979 le terrorizzanti nascite di bimbi malformati, ad esempio, nelle aree interessate alle produzioni petrolchimiche, parte martoriata della “nazione senza stato” Sicilia.Del resto mai Noi abbiamo smesso di reclamare il nostro diritto all’autodeterminazione anche in termini ambientali.Né può o deve sfuggire, e neppure dovrebbe sfuggire a quelli del Coordinamento Regionale Siciliano, né ad eventuali collaboratori “locali” che dal riconoscimento della dimensione nazionale siciliana discendono una serie di conseguenze sociali e d’analisi che ad essi sfuggono quasi del tutto o che fanno “affrontare” loro la situazione siciliana in modo falsato in base ai loro soggettivi convincimenti.A tutti costoro raccomandiamo ancora una volta di percepire meglio la nostra irrisolta questione nazionale ed il ruolo di quella invirtuosa economia di dipendenza di cui appunto la zona industriale aretusea è non casuale paradigma.Anzi crediamo che ciò accada di proposito.noi crediamo piuttosto che ciò accada di proposito in una Terra, in una Nazione note e rinomate in ogni angolo del mondo, sin da sempre, e dove continua una sciente, sistematica , voluta distruzione dell’economia siciliana in favore degli interessi del Capitalismo, familistico e non, del Centro-Nord Italia senza tenere nel minimo conto le reali necessità del Popolo Siciliano.Condizioni per ottenere le quali si è ricorso sopratutto alla rapina sistematica, allo sfruttamento delle risorse collettive e nazionali siciliane come gli Idrocarburi o alla decisione di fare della Sicilia, del siracusano, del comprensorio gelese, inquinate e inquinanti raffinerie a cielo aperto.Raffinerie che come da copione si installano nella colonia –Sicilia.In cambio della loro complicità–avallo non pochi ascari hanno ricevuto premi, denari, prebende.Non si è creata vera produttività, ne vero lavoro né vera occupazione. Si è messo in piedi un devastato e devastante apparato assistenzialista di tipo politico ed economico.Sappiamo che appariremo a taluni anche spiacevoli ma va detto che in base a questa analisi dobbiamo dire, a voce alta, che mentre i G-ottini si barricheranno dentro il castello Maniace dell’isola di Ortigia i contestatori , a loro volta e modo, si asserraglieranno nel loro castello ideologico.Peccato che i settori politici che sono contrari alla globalizzazione selvaggia non vogliano, né sappiano superare i loro ideologismi, i loro pregiudizi verso la Sicilia e i Siciliani.A quanti di loro sono in buona fede ci permettiamo di rivolgere il seguente messaggio: Voi, attraverso un mix composito tra l’antropometrico e certo razzismo differenzialista, finite per smentire, negare quella parte, non piccola, di Società Siciliana virtuosa in cui vivono, convivono Antimafia ed Amor di Patria Siciliano insieme all’ansia di giustizia sociale e la voglia , non mediata, di autodeterminazione politica e nazionale.La vostra insensibilità, le vostre appannate lenti colorate antisiciliane sottraggono così a molti, siciliani e no, anche nel e del movimento No Global, l'occasione, umana e politica, di guardare alla Sicilia fuori dalla trincea ottriata del centralismo piemontesista e risorgimentalista.Nessun accenno poi al nesso che però per Noi è inscindibile tra Ambiente e globalità. Un nesso, non scontato, che mette concretamente a repentaglio oltre che l’ambiente anche la biodiversità e con essa la imprescindibile pluralità delle culture, e della cultura siciliana.Perché neppure un accenno a ciò? Davvero non cogliete il nesso?Temiamo sia davvero così.Il nostro annientamento culturale, a cui contribuite con il vostro miope silenzio, dimostra quanto in concreto voi siate, per certi versi, più globali e globalisti, di quanto Voi stessi possiate pensare!Noi invece difendiamo come valore sociale, politico e antiglobalista il nostro diritto ad esistere, persistere, resistere in nome del diritto umano del Popolo Siciliano alla propria cultura, materiale e no, che è poi diritto umano alla diversità proclamata e praticata in Sicilia come nella nostra ampia Diaspora per il Mondo.Né siamo indietro neppure riguardo la riflessione sulle occupazione militari italiane di ampie parti del territorio siciliano ( fummo tra i primi ad essere, difatti, a manifestare a Sigonella anche se non in funzione filo-URSS ), funzionale al ruolo di colonia assegnato alla Sicilia su cui si può tornare a riflettere in rapporto anche alla rinnovata centralità della Sicilia nel e per il Mediterraneo.Per tutti questi fondanti motivi noi non saremo, alla manifestazione di Siracusa, intorno a quella piattaforma che non ci convince e che non riteniamo affatto affascinante.Essere, dunque, schierati con quelli del Coordinamento Regionale Siciliano “Contro G8” non sarebbe in alcun modo comprensibile per chi è e si propone come Indipendentista o anche solo sicilianista.E infatti anche stavolta Noi indipendentisti, progressivi e progressisti, du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti “ restiamo solo ed esclusivamente al servizio del Popolo Siciliano, dei suoi bisogni e dei suoi desideri.


Palermo, 19/04/2009


FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU- “SICILIA INDIPINNENTI”