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venerdì 22 aprile 2011

"IL MIO NOVECENTO"

Ottima scelta di xQS istituto di cultura politica per la QUESTIONE SICILIANA, quella di ospitare Ignazina SCANDARIATO per la presentazione del suo libro "il mio novecento", nell'ambito dell'organizzazione del primo evento culturale giovedì 21 aprile 2011 nella biblioteca multimediale di Castellammare del Golfo.
L'alto profilo culturale degli ospiti: Dott. Giancarlo ALAGNA esperto di politiche sostenibili per il territorio (presidente dell'associazione culturale Sicilia-Catalunya), Prof. Fabio CANNIZZARO noto studioso fra i migliori analisti della "Questione Siciliana" (direttore di xQS institute), Prof. Corrado MIRTO medievalista (docente dell'Università degli Studi di Palermo), la compostezza dell'autrice e la professionalità degli organizzatori , hanno regalato ai convenuti un evento culturale moderno nel significato più compiuto del termine, ricco di spunti per una riflessione più profonda sul "secolo breve", con analisi di prospettiva su possibili scenari futuri, senza rinunciare ai valori umani e alle tremende lezioni di vita che ci giungono dal passato come il sacrificio della piccola Angela ROMANO, citata più volte dal Prof. MIRTO creando qualche momento di commozione dolce fino alle lacrime.
La Dott.ssa Marilena BARBARA assessore comunale con delega per l'urbanistica e l'ambiente ha tenuto a informare la platea che la commissione per la toponomastica ha preso in considerazione l'idea di dedicare una via o una piazza ad Angela Romano e alle vittime del massacro del 3 gennaio 1862, fucilate per ordine del generale dell'esercito italiano Pietro Quintino.

Noi indipendentisti trapanesi del Fronte Nazionale Siciliano Sicilia Indipendente-FNS/Frunti Naziunali Sicilianu Sicilia Indipinnenti-FNS esprimiamo il nostro apprezzamento per le buone intenzioni
dell'amministrazione e aspettiamo di vedere presto i fatti.

Nell'augurare Buona Pasqua a tutte le siciliane e i siciliani in patria come nella diaspora desideriamo riportare la ballata popolare tratta dal libro di Nino AQUILA "Dittici ed altro", Editrice Thule 2004, per il

TRE DI GENNARO DEL MILLEOTTOCENTOSESSANTADUE
Tri, tri, tri,


setti fimmini e un tarì;


un tarì è troppu pocu


setti fimmini e un varcocu.


Angela Romano cantava, per la strada,


dove con della calce aveva disegnato


la torre per giocare al campanaro.


Tri, tri, tri,


'u varcocu è troppu duci,


setti fimmini e 'na nuci,


La nuci avi lu pizzu setti fimmini e un marvizzu.


I ragazzini erano in attesa;


uno alla volta presero a saltare


su un piede o su di entrambi in alternanza


per giungere senza errori al campanaro.


E 'u marvizzu avi l'ali


setti fimmini e un canali.


E 'u canali, jetta l'acqua


setti fimmini e 'na vacca.


La ragazzina era la più lesta


e del gruppetto teneva la testa


giungendo sempre prima sulla vetta


della torre e cantando la strofetta.


Tri, tri, tri,


e la vacca avi li corna,


setti fimmini e 'na donna.


Giunse la madre nelle vesti nere


e con sotto lo scialle un bel paniere.


Figlia - le disse - lascia di giocare.


E' mezzogiorno e te ne devi andare;


è mezzogiorno e sai chi ti aspetta.


Portagli il pane in questa salvietta.


Tri, tri, tri,


e la donna è troppu bedda,


setti fimmini e 'na vastedda


Sotto il castagno, a fianco del mulo,


Quando la vide fece un sorriso


e con la mano accarezzò il suo viso.


Tri, tri, tri,


e 'a vastedda è troppu dura


setti fimmini e 'na mula.


Mentre tornava, saltellando, a casa


vide i soldati, piume sul cappello.


Correvano in campagna col fucile


e per gli spari si sentì atterrire.


Tri, tri, tri,


setti fimmini e 'na mula;


e la mula, jetta cavuci,


setti fimmini e 'na fauci.


Alla porta di casa, da lontano,


vide i soldati con il capitano.


La madre le gridava: Figlia mia


scappa lontano, vattene via!...


E la fauci è tagghienti


setti fimmini e un serpenti.


'U serpenti è vilinusu


setti fimmini e un carusu


Il giovane soldato la raggiunse


e con forza le strinse le braccia.


La barba rossa e gli occhi lucenti,


rideva e le mostrava tutti i denti.


Tri, tri, tri...


Chiusa in una cella senza luce


Angela non volle più cantare,


Sentiva che sua madre ora piangeva


e non sapeva cosa domandare.


Tri, tri, tri...


Tre volte tre sono i miei anni


tre volte tre, signor generale.


Tre volte gli ho portato da mangiare


pane, cipolle ed olive infiorate


allo zio peppe che stava in campagna.


No, non lo so chi sono i briganti,


no, non lo so dove stanno nascosti.


No, non lo so che cosa vuol dire


quella parola omertà che voi dite.


No, la mia mamma non l'ho vista andare


per le campagne di Castellammare.


No, io non voglio tornare rinchiusa,


voglio tornare a giocare e a cantare,


ma prima voglio mangiare ed ho sete.


Tri, tri, tri...


Si, voglio andare in piazza Matrice


voglio tornare a vedere gli amici,


ma è troppo presto, non c'è ancora luce


il sole ancora non si è visto alzare.


Ma perchè mi legate le mani?


Ma perchè gli occhi mi avete bendato?


Figlia, figliuzza per farti giocare


a mosca cieca, ma a mani legate...


Figlia, figliuzza ti vorrei baciare!


Tri, tri, tri...


"Fuoco, fuoco" gridava il tenente


"fate fuoco se no vi sparo addosso!..."


Un urlo si levò su dalla piazza


sino alle guglie della Cattedrale,


sino alle mute campane di bronzo.


Rivoli rossi sopra calce bianca


spengono campanaro ed ogni cosa.


Ma non il nome di chi volle questo:


Pietro Quintino, detto "il piemontese",


il Generale venuto in Sicilia.


Il tre gennaro del sessantadue


portò la morte a Castellammare.

lunedì 25 ottobre 2010

SOLDATI DELL'UMANITA'

Una volta una divisione dell'esercito giapponese era impegnata in un'esercitazione militare, e alcuni ufficiali ritennero indispensabile stabilire il quartier generale nel tempio di Gasan.
Gasan disse al cuoco: "Servi agli ufficiali lo stesso semplice vitto che mangiamo noi".
I militari, che erano avvezzi a essere trattati con tutti i riguardi, se ne risentirono. Uno di loro andò da Gasan e gli disse: "Ma chi ti credi che siamo? Noi siamo soldati, pronti a sacrificare la nostra vita per il nostro paese. Perchè, allora, non ci tratti come è giusto?".
Gasan rispose duramente: "E tu, chi ti credi che siamo noi? Noi siamo i soldati dell'umanità, votati a salvare tutti gli esseri senzienti".

Con questa storia tratta da "101 Storie Zen" a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps, il coordinatore del Fronte Nazionale Siciliano della Provincia di Trapani, Leonardo D'ANGELO, ha dichiarato la non disponibilità degli Indipendentisti Trapanesi alla part6ecipazione per la manifestazione del 30 ottobre 2010 ritenendola di scarso profilo politico e fuorviante per il Popolo Siciliano che oltre ad essere ingannato da una certa classe politica ascara, deve subire la beffa di gruppi autonomisti e/o sedicenti autonomisti che reclamano a gran voce per la Sicilia tutto e il contrario di tutto. Dalla costruzione del ponte sullo stretto, alla svendita dei territori e dell'economia siciliana ad holding finanziarie provenienti dalla Cina.
Possa il cielo salvare la Sicilia dai siciliani che, innalzando il vessillo dell'autonomia, preparano le basi per nuove forme di colonialismo e di dipendenza!

venerdì 13 agosto 2010

"VERO OBIETTIVO E FALSO SCOPO": IL MORTAIO DEGLI INCAPACI

L'ultimo post pubblicato sul blog de LA QUESTIONE SICILIANA intitolato "FNS: IL NOSTRO MODO DI INTENDERE L' AZIONE POLITICA E DEMOCRATICA INDIPENDENTISTA", ci suggerisce lo spunto per raccontare una breve e sintetica spiegazione (che ci venne fornita in tempi non sospetti a Bagheria da un mortaista in congedo) sulla modalità di funzionamento del colpo di mortaio. Il mortaio è un'arma da fuoco micidiale utilizzata nei reparti di artiglieria pesante e che pare a molti sconosciuta, essendo vagamente nota per il nome (mortaio) e non per le particolari e notevoli prestazioni. Cercherò sia pur brevemente e, nella speranza che non me ne vogliano i mortaisti per le eventuali imprecisioni, di riportare quanto mi ricordo. La parola mortaio insieme ad un attrezzo in bronzo chiamato pestello che serve per frantumare e polverizzare fornisce già l'idea di quanto pericolosa può rivelarsi questa macchina da fuoco. Come la gran parte delle armi da fuoco, il mortaio utilizza l'energia cinetica del gas che si sprigiona con la combustione dell'esplosivo contenuto nella canna a cilindro cavo (bocca da fuoco) che spinge il proiettile verso l'obiettivo da abbattere. Il mortaio non ha un tiro dritto, ma un particolare tiro a parabola che lo rende molto temuto in battaglia dal momento che oltre a superare grandi ostacoli come le montagne, non consente al nemico di trovare riparo. Per questo gli esperti sostengono che è un'arma a "puntamento indiretto", nel senso che il bersaglio non è mai visibile dalla stessa arma. Questo puntamento indiretto fa assumere alla linea di mira una traiettoria, rispetto alla bocca di fuoco, da far risultare l'arma puntata ("collimata") su un altro punto qualsiasi, una torre, un campanile, un albero detto "falso scopo" scelto dal mortaista e dai manovratori. La traiettoria del proiettile disegna così, nel vuoto, una parabola concava verso il basso. Esiste, infatti, una equazione di matematica balistica che delinea questa traiettoria, determinando angolo di partenza, angolo di caduta, velocità iniziale, velocità di caduta e via dicendo. Gli esperti ritengono che la gittata massima è a 45° e la gittata minima non deve scendere sotto gli 87°. A 90° il proiettile cade sulla perpendicolare al punto di lancio provocando il sicuro suicidio del malcapitato. Certamente risolvere il problema del tiro significa conferire ad un proiettile l'esatta velocità e la giusta direzione affinchè viaggiando nello spazio possa raggiungere "l'obiettivo vero".

E' stato fatto questo preambolo per ricordare a tutti gli indipendentisti ma, poichè troppo pochi, anche ai "finti indipendentisti" che tutti i mezzi possono essere utili se si conosce bene il funzionamento e si sanno adoperare e che spesso gli incidenti più gravi sono cagionati dal fuoco amico o peggio ancora "finto amico".

A tutte le siciliane e i siciliani che guardano con consapevolezza e benevolenza al passato, al presente e al futuro di questa rigogliosa terra un sincero augurio per la festività di FERRAGOSTO.

venerdì 25 dicembre 2009

Buon Natale e Felice Anno Nuovo
a tutte le siciliane e i siciliani dell'arcipelago
come pure a quelli della diaspora
con l'augurio che il 2010 possa essere un anno pieno di ogni bene
e portare salute, prosperità e pace
per i loro cari, per le loro famiglie, per i loro amici.
Un pensiero particolare
per la segreteria e la dirigenza nazionale,
per i militanti e i simpatizzanti del
Fronte Nazionale Siciliano
Sicilia Indipendente
punto di riferimento certo
per tutti quelli che credono in una
SICILIA
Consapevole, Democratica, Evoluta, Indipendente e Moderna.

sabato 4 luglio 2009

"Dimenticare Randazzo"

Ci sia consentito rivolgere un sincero grazie all'FNS - Sicilia Indipendente per avere organizzato l'ormai consueta manifestazione in onore dei caduti dell'EVIS, dandoci l'occasione di essere presenti domenica 28 giugno 2009 nei luoghi in cui furono trucidati Antonio CANEPA, Carmelo ROSANO e Giuseppe LO GIUDICE il 17 giugno del 1945.
Autentici protagonisti di un progetto ad alto rischio ma consapevoli di spendere la loro vita per la Causa di Libertà e Indipendenza Siciliana, hanno saputo credere più di tanti altri, nel sogno di una Sicilia Libera e Indipendente.
Al di là delle responsabilità, oggi abbiamo il dovere di guardare con rispetto al sacrificio di questi martiri che ci lasciano una lezione di altissimo livello sul piano umano, sul piano politico e sul piano etico.
Con questo non intendiamo cimentarci in celebrazioni retoriche che, pure spetterebbero all'onore e alla gloria di chi ha creduto - fino a pagare con la vita - nell'ideale superiore di libertà, ma riteniamo opportuno, se non altro, soffermarci sui fatti di Randazzo per il forte valore simbolico cui i Siciliani di oggi e di domani possono e potranno attingere nuova linfa nell'ottica di un percorso di emancipazione consapevole, nella prospettiva di un'elaborazione politica che guarda al futuro, nell''ambito di un risveglio collettivo che li deve vedere protagonisti intelligenti e vigili interpreti del proprio tempo.
Oggi, nessuno che abbia un minimo senso della realtà, può sperare nell'idea che un "Deus ex machina" persegua gli obiettivi cui ambiamo da sempre, per regalarceli.
Così come sarebbe anacronistico anche solo immaginare di dovere immolare altri eroi sull'altare della Nostra Causa.
Altresì, ciascuno di noi ha il dovere morale di farsi mattone e rendersi utile, anche ai limiti delle proprie possibilità, nella costruzione dell'edificio democratico della Sicilia Libera e Indipendente, affrancata dal colonialismo dello stesso Stato Italia che ha calato, sull'eccidio di Randazzo, il miserabile sipario dell'oblìo.

Oggi, il Popolo Siciliano deve sapere che partecipare a questa "congiura del silenzio" significa, segnatamente per noi indipendentisti Trapanesi du Frunti Naziunali Sicilianu - Sicilia Indipinnenti (Fronte Nazionale Siciliano - Sicilia indipendente), accettare una logica di complicità che ci vedrebbe, anche se indirettamente, colpevoli e macchiati degli stessi delitti.
Come diceva S. Agostino "il peccato deriva dalla conoscenza", dal momento in cui si sà non si può più far finta di niente. Questo meccanismo, una volta innescato, diventerà un ordigno dagli effetti imprevedibili che esploderà fra le mani di chi ha tentato con viltà di cancellare una pagina di storia decisiva per la Sicilia e il suo Popolo.
Certamente, avvertiamo in questa vicenda il valore di una battaglia di principio che i nostri eroi seppero far valere sul piano della non violenza; riconosciamo in questi fatti il seme di una conquista democratica che non tarderà ad arrivare; comprendiamo in questo crimine il leggittimo pensiero che rivendica il riscatto del popolo siciliano da tutte le forme di schiavitù, anche le più "dolci", in una Sicilia Libera Indipendente e Pacifica così come è potuta affiorare nelle loro menti, nei loro sogni, nei loro cuori, nella loro anima.

sabato 23 maggio 2009

LETTERA APERTA

24 MAGGIO 1915
L' ITALIA PARTECIPA ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE E LA SICILIA PIANGERA' IL MAGGIOR NUMERO, IN ASSOLUTO ED IN PERCENTUALE,
DI CADUTI




Ricorre l'anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia in quella che fu definita la PRIMA GUERRA MONDIALE o la GRANDE GUERRA, avvenuta appunto il 24 maggio del 1915.A conflitto mondiale già iniziato e- pare- su pressioni ben "oleate" di alcune Potenze dell'epoca.

Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu - "Sicilia Indipinnenti" ricordano quell'evento con consapevolezza ed anche con indignazione. Soprattutto perchè la più alta percentuale di morti la ebbe proprio la Sicilia. Nonostante il fatto che era la "Regione" più lontana dalle linee di combattimento. I più grandi vantaggi li ebbero, invece, le industrie del Nord-Italia.
I Siciliani morti furono 65.000 e forse anche di più se si considerano i decessi avvenuti successivamente al periodo bellico per cause connesse alla guerra e spesso non riconosciute come tali...
Ricordiamo , dicevamo, con dolorosa e forte indignazione quei dati , anche perchè nessuno di coloro che sanno ne ha accertato o ne vuole accertare le motivazioni effettive.
Aggiungiamo che, - in numero assoluto ed in percentuale di Caduti,- ai Siciliani seguono i Sardi e- al terzo posto- i Soldati delle Aree geo-politiche che avevano fatto parte del Regno delle Due Sicilie ( del cosiddetto " Mezzogiorno" sostanzialmente) .
Si è trattatato di una fatalità o di una scelta predeterminata ? Anche su questo tragico e particolare aspetto del problema( sul quale abbiamo pure i nostri convincimenti e sospetti) chiediamo quindi VERITA' E GIUSTIZIA dalle fonti ufficiali.E dalle Istituzioni competenti per materia.

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Una richiesta, quella della verità VERITA' e della GIUSTIZIA, che i Partiti Politici e la Classe Politica dominanti nonchè la maggior parte delle Istituzioni (rappresentative e non) tendono ad eludere. Anzi a soffocare ; come peraltro dimostra l'imperversare, il più delle volte offensivo ed intollerabile, delle favole e dei "miti" garibaldino-risorgimentali, del tutto avulsi dai fatti realmente accaduti, che vengono usati non solo per cancellare la MEMORIA STORICA dei Popoli del SUD e del Popolo Siciliano ma anche per DISTOGLIERE gli stessi Popoli da quelli che sono i veri problemi di Oggi e da quelli del nostro Domani. Ci negano, in altre parole, il Diritto all'avvenire. Incuranti della circostanza che gli altri Popoli dell'Europa, del Mediterraneo e del Mondo ci guardano con sempre maggiore attenzione e talvolta anche con solidarietà. E sembra proprio che attendano il nostro RITORNO nei Consessi Internazionali , che peraltro hanno la loro ragion d'essere nella nostra antica Civiltà e dai quali siamo esclusi a causa della nostra CONDIZIONE COLONIALE.
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Un altro aspetto particolare dell'argomento in discussione, sul quale vorremmo fare subito chiarezza, è il seguente: noi Indipendentisti FNS siamo orgogliosi del valore, non disgiunto da umanità, che i NOSTRI SOLDATI hanno dimostrato sia nella Prima Guerra Mondiale, sia in tutte le altre Guerre che, anche se non condivise, sono stati, dopo il 1861, chiamati a combattere per conto dello Stato Italiano. E siamo altrettanto orgogliosi dei Soldati Siciliani e Meridionali che "oggi" ( anche questa volta più numerosi di gran lunga rispetto a quelli di altre Regioni e ne conosciamo i motivi... ) partecipano alle missioni umanitarie e alle missioni di pace in diverse parti del Mondo. O che, comunque, con identico spirito sono in servizio nelle Forze Armate Italiane, alle quali è pure dedicata la ricorrenza del 24 MAGGIO. Ognuno infatti mantiene intatti comunque la propria identità e quei principi di Civiltà e di Umanità che sono specifici del Rispettivo Popolo di appartenenza.
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Un'ultima considerazione: il rispetto dei Diritti , soprattutto il rispetto dei Diritti Fondamentali, non si implora nè se ne delega l'applicazione a quanti hanno l'interesse di soffocare quei Diritti e tutti gli altri Diritti.
E' un "rispetto" che si deve pretendere e conquistare, con metodi democratici e non violenti. Ma con coraggio,con determinazione,con continuità e con consapevolezza. E certamente anche nell'ambito di un progetto più ampio di riscatto e di rinascita.

Palermo 23 maggio 2009.

Giuseppe SCIANO'
Segretario Politico FNS
sciano
giuseppe@libero.it

giovedì 21 maggio 2009

VENIAMO DA LONTANO...

ECCOVI UNA DELLE FOTO CHE IL BLOG DEL SEGRETARIO SCIANO' ( http://sciano-separatistivecchiaguardia.blogspot.com/)RIPROPONE INSIEME AD UNA SERIE INTERESSANTISSIMA DI MATERIALI CHE PERMETTONO A TUTTI NOI DI RICOSTRUIRE CON GIUSTO ORGOGLIO LA STORIA MILITANTE E LUNGIMIRANTE DEL NOSTRO PARTITO: 'U F.N.S.


giovedì 14 maggio 2009

Biroli, "l'esploratore" ovvero "Aspettando Godot"

Riportiamo la notizia apparsa giovedi 14 maggio nell'edizione di Trapani de "La Sicilia" secondo cui l'Ammiraglio Federico Biroli è stato incaricato dal Ministro Matteoli per verificare se esistono le condizioni per il ripristino dell'Autorità Portuale o istituire una Autorità Portuale di sistema che coinvolga altri porti oltre quello di Trapani. Ragion per cui è stato definito "esploratore".
L'articolo lascia, inoltre, trapelare il fatto che l'incarico vero sia più quello di consulente del ministro per risolvere una faccenda delicata che si è complicata strada facendo.
Il 31 marzo scorso, infatti, l'Autorità Portuale è stata sciolta per ordine ministeriale con un decreto che avrebbe dovuto accompagnare la sua liquidazione. Ma come dice un noto adagio "un mese è una strana cosa"e in un mese molto può succedere, per cui all'automatismo del decreto sono scattate, sempre secondo l'articolo, le pressioni politiche sul ministro Matteoli che ha dovuto effettuare un "confronto" con la burocrazia per seguire un percorso che non ha precedenti. Da qui l'incarico esplorativo all'ex comandante della Capitaneria di Porto. Sembra anche che Biroli lavorerà sul solco lasciato dal commissario liquidatore ammiraglio Lavaggi, occorrerà, quindi, verificare su quali risorse economiche l'Autorità Portuale attraverso diritti e concessioni potrà contare.
La linea del governo è che l'ente deve avere la forza di reggersi sulle proprie gambe. Il decreto - secondo il sen D'Alì che ha caldeggiato questa nomina - cita infatti di "verificare la sussistenza delle condizioni di ordine economico, sociale e politico per l'eventuale ricostruzione della Autorità portuale di Trapani, anche sotto forma di Autorità portuale di sistema".
Se Biroli riscontrerà queste condizioni, "il Governo - spiega il sen.D'Alì - procederà alla revisione del decreto di scioglimento del 5 ottobre 2007. Speriamo che la nomina rappresenti il primo passo per recuperare il guasto portato dal precedente governo. Il mandato "esplorativo" - prosegue D'Alì - non è limitato ad una verifica poichè il decreto specifica che nell'espletamento dell'incarico, l'ammiraglio Federico Biroli, riferirà al ministro e formulerà ipotesi propositive sui vari aspetti oggetto dell'incarico".
Al piede dell'articolo la consueta soddisfazione dei politici di turno, per l'occasione Marrocco, Poma e Maurici, che felici e contenti decantano chi le lodi per la trovata sull'Autorità Portuale di Sistema, chi le lodi del senatore per l'insperata riapertura del caso e per lo sviluppo sociale ed economico del territorio e chi le lodi dell'ammiraglio per la competenza e la determinazione mostrata dal 26 maggio del 1996 all'11 settembre del 1997 quando fu comandante della Capitaneria di porto.

Detta così, sembrerebbe una di quelle buone notizie finalmente liberatorie che rassicurano su un ipotetico scenario di un futuro sviluppo economico che può avere risvolti positivi anche sul piano sociale e politico in tutto il territorio interessato.

Per noi Indipendentisti Trapanesi du Frunti Naziunali Sicilianu - Sicilia Indipinnenti (Fronte Nazionale Siciliano - Sicilia Indipendente) questa è una di quelle storie che evocano il più sottile surrealismo di Samuel Beckett (Premio Nobel 1969) noto narratore, saggista ma soprattutto commediografo irlandese in lingua francese, uno degli autori più noti e discussi del teatro d'avanguardia con Jonesco e Adamov; i suoi drammi - quasi tutti atti unici - sono improntati ad un totale amarissimo pessimismo. Una delle sue opere più conosciute "Aspettando Godot" venne scritta negli anni Quaranta e pubblicata nell'epoca post-bellica. Il teatro dell'assurdo è conosciuto per i dialoghi privi di significato, ripetitivi e capaci di suscitare ilarità nel pubblico a dispetto del dramma vissuto sulla scena dagli interpreti. Aspettando Godot è una tragi-commedia dominata dall'incomunicabilità e dalla crisi di identità degli uomini che vivono una vita nella totale assenza di scopo e di significato. La genialità dell'autore dipende dalla trovata dell'assenza del protagonista intorno a cui tutto ruota in funzione dell'attesa.

Due vagabondi Estragone e Vladimiro, sotto un albero, lungo una via di campagna, attendono un tale Godot di cui non è chiara l'identità e sono vaghi anche l'ora e il luogo dell'appuntamento. Nonostante tutto i due confidano sulla speranza che una volta arrivato Godot, li ospiterà nella sua casa, darà loro da mangiare e li farà riposare in un comodo giaciglio. Nel frattempo passa il proprietario terriero Pozzo con il suo servitore Lucky al guinzaglio e qui si sofferma a scambiare due chiacchiere con loro. Estragone e Vladimiro sono combattuti tra la curiosità per l'atteggiamento del padrone Pozzo e la perplessità per la condizione miserevole del servo Lucky. Dopo un litigio provocato dal monologo del servo, Pozzo e Lucky riprendono il cammino. Al calar della sera Godot non è ancora arrivato. E' però giunto il suo messaggero, con le scuse, dicendo che in serata godot non potrà arrivare, ma lo farà sicuramente il giorno successivo. I due piombano nello sconforto meditando persino il suicidio, pensano poi di andar via, ma decidono di restare.
Fine del primo atto.
Il secondo si svolge nello steso identico modo. Due tizi aspettano un tale che non arriva.
Sull'identità di Godot e sulle sue numerose interpretazioni non intendiamo soffermarci anzi preferiamo, almeno su questo, lasciare lavorare la vostra immaginazione. Del resto, anche Beckett non ha mai fornito sufficienti delucidazioni su questo dilemma, piuttosto diceva sempre: "se avessi saputo chi è Godot lo avrei scritto nel copione". Certo è che l'attesa di Estragone e Vladimiro è l'attesa per antonomasia, l'attesa inappagata e inappagabile, qualcosa che viene alimentato da ciò che non succederà.
La genialità di quest'opera, pur nella sua rarefazione intellettuale, prende forza da quegli elementi che potrebbero sembrare i punti di debolezza: dall'inconcludenza dei suoi dialoghi, dai suoi silenzi, dai suoi momenti di pausa, dalla prevedibilità dell'azione teatrale, dalla sobrietà del linguaggio che de-costruisce e costruisce per sottrazione senza mai banalizzarlo. Anzi si può affidare a questa sublimazione linguistica l'annichilimento della comunicazione di pensiero, la difficoltà di abbattere le barriere costruite da una comunicazione sempre più complessa, l'assurdo paradigma del non senso.
Ora, quando cose di questo genere succedono in una tragi-commedia di Samuel Beckett diventano opera d'arte, elaborazione culturale, occasione di studio per speculazioni filosofiche o intellettuali.
Quando succedono nella realtà assumono la connotazione del ridicolo teatrino settecentesco i cui patetici interpreti sono gli eunuchi giulivi della politica, dell'impotenza intellettuale, dell'ignoranza incrementale elevata all'incapacità di una visione complessiva delle problematiche generali per la totale assenza di un idea precisa dei contesti territoriali siciliani, su cui si continua a vagheggiare secondo logiche disarticolate, nella migliore delle ipotesi, quando non sussistono veri e propri interessi personali.
Ecco questi sono quei casi in cui ci tocca subire il deprimente spettacolo delle auspicate cariche ispettive, camuffate da visite esplorative pseudo imposte per studiare problemi, valutare condizioni, formulare ipotesi... e così via.
Dopo tutto attori e spettatori possono pur sempre applaudire e battere le mani..., applaudire e battere le mani..., applaudire e battere le mani..., semplicemente "aspettando Godot!"

domenica 12 aprile 2009

AUGURI DI BUONA PASQUA

Gli Indipendentisti Trapanesi du Frunti Nazziunali Sicilianu - "Sicilia Indipinnenti"
(Fronte Nazionale Siciliano - "Sicilia Indipendente")
augurano
BUONA PASQUA
a
TUTTI I SICILIANI E LE SICILIANE,
in Patria come nella Diaspora.
Ci uniamo, inoltre, al pensiero particolare rivolto
da 'a Sikritaria Nazziunali F.N.S. alla Gente d'Abruzzo e
a tutti i Popoli, che in ogni parte del Mondo, soffrono o lottano per la loro Rinascita.